MOSTRA CONCLUSA

7 maggio – 18 settembre 2021

Da Gregorio XIII
a Michelangelo Pistoletto

Dal Rinascimento alla rinascita

LA MOSTRA

A Palazzo Boncompagni lo straordinario incontro fra due uomini che in tempi diversi e in vesti diverse, hanno affrontato, riflettuto e praticato alcuni temi portanti dell’umanità: Papa Gregorio XIII, grande innovatore, e Michelangelo Pistoletto, uno dei massimi artisti contemporanei.
Così avviene che i cinque secoli che li separano scompaiano davanti alle opere di Pistoletto, in stretto dialogo con gli affreschi e le stanze di un luogo che fu punto di incontro, fucina di idee, di soluzioni e di risoluzioni.

Sala del Papa - Pistoletto

Gregorio XIII fu un Papa che oltre al Cielo, guardò alla Terra. Divenne Papa a 72 anni e prima fu uomo di diritto. Fu naturalista e difensore della natura e sostenne Ulisse Aldrovandi, suo cugino acquisito,naturalista, botanico ed entomologo, realizzatore di uno dei primi musei di storia naturale, studioso delle diversità del mondo vivente, esploratore che, negli ultimi decenni del 1500 e fino ai primi del 1600, si impose come una delle maggiori figure della scienza, nonché guida e riferimento per i naturalisti italiani contemporanei.
Per risolvere il problema del calendario che porta il suo nome, Papa Gregorio chiamò a raccolta giuristi, teologi e matematici. E non smise mai di studiare e di confrontarsi con gli uomini di scienza, confermandosi come il ‘Papa del cambiamento’.

Michelangelo Pistoletto fin dall’inizio del suo lavoro ha sposato questo termine: cambiamento. Il suo percorso artistico racconta di un artista che, invece di rimanere nella solitudine del suo studio, ha scelto di andare incontro al mondo, e di confondersi con lui, per comprenderne, dividerne, assorbirne i drammi, i dolori, le fratture, le incongruenze, e attraverso l’arte e con l’arte, trovare le soluzioni. Il superamento.
Perché tutto nasce dall’arte, anche la scienza e la religione, e c’è da immaginare – e ci piace pensare, che Papa Gregorio, uomo di chiesa, quasi ne fosse convinto, mostrandosi per questo a noi contemporaneo. Ed è l’arte che attraversa e illumina il buio dell’ignoto, portando nel tempo alla luce tutto ciò che il pensiero umano può raggiungere.

Per me era molto importante che l’opera non si potesse toccare, nemmeno infrangere con l’occhio, per mantenere l’intangibilità totale. Ma nello stesso tempo dare alla mente una possibilità di rincorrere l’infinito fin dove essa lo può inseguire nella moltiplicazione speculare

Michelangelo Pistoletto

Le 10 installazioni di Pistoletto esposte non sono allestite nella grande Sala delle udienze papali, nelle tre sale attigue e nella loggia, ma abitano questi luoghi colloquiando e rispecchiandosi in essi e nel pensiero di chi le realizzò.

 

Un metro cubo di infinito

Il tema che propongono – per primo il rapporto tra potere religioni e società – è in stretto rapporto con le architetture e le decorazioni del Palazzo: al centro della grande Sala del Papa, affrescata con le storie del giovane Davide e preziose grottesche che decorano il soffitto con intrecci di fauna e flora, è l’installazione Un metro cubo di infinito, un poliedro costituito da sei specchi legati tra loro con uno spago, ma gli specchi sono rivolti verso l’interno del cubo e dunque non visibili allo spettatore fruitore: citando lo stesso artista, rappresenta “l’idea di tutte le infinite possibilità che esistono nella riflessione interna dall’uno all’infinito”.

Mostra Pistoletto

L’opera è circondata dalla grande installazione Il tempo del Giudizio che riunisce in un una sorta di hortus conclusus i riferimenti alle quattro religioni monoteiste più diffuse – Cristianesimo, Buddismo, Islamismo, Ebraismo – ciascuna riflessa su un grande specchio, richiamando alla mente non solo il rapporto dell’uomo con la spiritualià religiosa, ma anche la necessità delle religioni stesso di riflettere sul loro essere nella società, tra differenze e multiculturalità.

ConTatto, Pistoletto

E poi davanti al monumentale camino ConTatto: due superfici specchianti composte ad angolo che riflettono due dita che si incontrano, richiamo alla creazione dell’uomo di Michelangelo nella Cappella Sistina. Ma se qui il soggetto è la creazione dell’uomo, segno della similitudine che Dio ha voluto tra sè e la sua creatura, l’uomo, nell’opera di Pistoletto è creazione umana: un dito si specchia nello spazio umano, non divino, e genera un altro dito, identico ma pur sempre altro, ed insieme producono una terza esistenza, l’opera.

La mostra propone una sorta di fil rouge dell’arte di Michelangelo Pistoletto, dalle superfici specchianti degli anni ’60 – virtuali limen tra rappresentazione e realtà, tra fisico e immateriale, tra natura e cultura – che parlano di partecipazione, di inclusione, e il Terzo Paradiso protagonista del lavoro artistico di Pistoletto degli ultimi decenni, ospitato nella ampia loggia d’ingresso di Palazzo Boncompagni – dove è collocato anche un “pozzo” – e su cui l’artista ha fondato la sua complessa concezione filosofico-sociale sul tema della conciliazione tra estremi bipolari – natura/cultura, io/tu, naturale/artificiale – che diviene percorribile nel terzo cerchio centrale che si interpone tra i due cerchi contrapposti, creando una nuova condizione di vita sostenibile per l’uomo e il pianeta.

Fondazione Pistoletto